Reddito di Cittadinanza: Requisiti Reddituali, Nucleo Familiare e Scala di Equivalenza.

Il Decreto-legge n. 4 del 28/01/2019 indica i requisiti da rispettare per avere diritto alla corresponsione del Reddito di Cittadinanza. Tra i requisiti indicati merita un approfondimento il requisito reddituale.

Il decreto dispone che, per poter accedere al Reddito di Cittadinanza, il nucleo familiare deve possedere un valore del reddito familiare (ISR), dichiarato ai fini ISEE, inferiore ad una soglia di euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza, definito dal comma 4 dell’art. 2 del D.L. n. 4/2019. La predetta soglia è incrementata ad euro 9.360 nei casi in cui il nucleo familiare risieda in abitazione in locazione.

Il nucleo familiare

Ai fini del Reddito di Cittadinanza, il nucleo familiare è definito ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013.

Il nucleo familiare del richiedente è costituito dai soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della DSU. I coniugi che hanno diversa residenza anagrafica fanno parte dello stesso nucleo familiare. A tal fine, identificata di comune accordo la residenza familiare, il coniuge con residenza anagrafica diversa è attratto ai fini del presente decreto nel nucleo la cui residenza anagrafica coincide con quella familiare. In caso di mancato accordo, la residenza familiare è individuata nell’ultima residenza comune ovvero, in assenza di una residenza comune, nella residenza del coniuge di maggior durata. Il coniuge iscritto nelle anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero (AIRE), ai sensi della legge 27 ottobre 1988, n. 470, è attratto nel nucleo anagrafico dell’altro coniuge.

I coniugi che hanno diversa residenza anagrafica costituiscono nuclei familiari distinti esclusivamente quando:

  • è stata pronunciata separazione giudiziale o è intervenuta l’omologazione della separazione consensuale ai sensi dell’articolo 711 del codice di procedura civile, ovvero quando è stata ordinata la separazione ai sensi dell’articolo 126 del codice civile;
  • la diversa residenza è consentita a seguito dei provvedimenti temporanei ed urgenti di cui all’articolo 708 del codice di procedura civile;
  • uno dei coniugi è stato escluso dalla potestà sui figli o è stato adottato, ai sensi dell’articolo 333 del codice civile, il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;
  • si è verificato uno dei casi di cui all’articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, ed è stata proposta domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • sussiste abbandono del coniuge, accertato in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali.

Il figlio minore di anni 18 fa parte del nucleo familiare del genitore con il quale convive. Il minore che si trovi in affidamento preadottivo fa parte del nucleo familiare dell’affidatario, ancorché risulti nella famiglia anagrafica del genitore. Il minore in affidamento temporaneo ai sensi dell’articolo 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, è considerato nucleo familiare a sé stante, fatta salva la facoltà del genitore affidatario di considerarlo parte del proprio nucleo familiare. Il minore in affidamento e collocato presso comunità è considerato nucleo familiare a sé stante.

Il figlio maggiorenne non convivente con i genitori e a loro carico ai fini IRPEF, nel caso non sia coniugato e non abbia figli, fa parte del nucleo familiare dei genitori, se di età inferiore a 26 anni. Nel caso i genitori appartengano a nuclei familiari distinti, il figlio maggiorenne, se a carico di entrambi, fa parte del nucleo familiare di uno dei genitori, da lui identificato.

Il soggetto che si trova in convivenza anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, è considerato nucleo familiare a sé stante, salvo che debba essere considerato componente del nucleo familiare del coniuge, ai sensi del comma 2. Il figlio minorenne fa parte del nucleo del genitore con cui conviveva prima dell’ingresso in convivenza anagrafica, fatto salvo quanto previsto al comma 4. Se della medesima convivenza anagrafica fanno parte il genitore e il figlio minorenne, quest’ultimo è considerato componente dello stesso nucleo familiare del genitore.

In ogni caso, valgono le seguenti disposizioni:

  1. i coniugi permangono nel medesimo nucleo anche a seguito di separazione o divorzio, qualora continuino a risiedere nella stessa abitazione;
  2. il figlio maggiorenne non convivente con i genitori fa parte del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando è di età inferiore a 26 anni, è nella condizione di essere a loro carico a fini IRPEF, non è coniugato e non ha figli.

La Scala di Equivalenza

Ai fini del Reddito di Cittadinanza, il parametro della scala di equivalenza è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di anni 18 e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1. Ad esempio:

1) un nucleo familiare composto da 3 componenti (marito, moglie e un figlio minorenne) possiede un parametro della scala di equivalenza pari a 1 + 0,4 + 0,2, ossia 1,6;

2) un nucleo familiare composto da 4 componenti (marito, moglie e 2 figli minorenni) possiede un parametro della scala di equivalenza pari a 1 + 0,4 + 0,2 + 0,2, ossia 1,8;

3) un nucleo familiare composto da 4 componenti (marito, moglie, 1 figlio minorenne e 1 figlio maggiorenne) possiede un parametro della scala di equivalenza pari a 1 + 0,4 + 0,2 + 0,4, ossia 2,0;

4) un nucleo familiare composto da 4 componenti (marito, moglie e 2 figli maggiorenni) possiede un parametro della scala di equivalenza pari a 1 + 0,4 + 0,4 + 0,4, ossia pari al massimo 2,10.

Il Reddito Familiare

Ai fini del Reddito di Cittadinanza, il reddito familiare è determinato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’ISEE ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi. Nel valore dei trattamenti assistenziali non rilevano le erogazioni riferite al pagamento di arretrati, le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi e le esenzioni e agevolazioni per il pagamento di tributi, le erogazioni a fronte di rendicontazione di spese sostenute, ovvero le erogazioni in forma di buoni servizio o altri titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi.

Ai fini del Reddito di Cittadinanza, non si include tra i trattamenti assistenziali l’assegno di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (bonus bebè).

In particolare, il reddito di ciascun componente il nucleo familiare è ottenuto sommando le seguenti componenti:

  • reddito complessivo dichiarato ai fini IRPEF;
  • redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d’imposta;
  • ogni altra componente reddituale esente da imposta, nonché i redditi da lavoro dipendente prestato all’estero tassati esclusivamente nello stato estero in base alle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni;
  • i proventi derivanti da attività agricole, svolte anche in forma associata, per le quali sussiste l’obbligo alla presentazione della dichiarazione IVA; a tal fine va assunta la base imponibile determinata ai fini dell’IRAP, al netto dei costi del personale a qualunque titolo utilizzato;
  • assegni per il mantenimento di figli effettivamente percepiti;
  • trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche, laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo ai fini Irpef;
  • redditi fondiari relativi ai beni non locati soggetti alla disciplina dell’IMU. A tal fine i redditi dei fabbricati si assumono rivalutando la rendita catastale del 5 per cento e i redditi dei terreni si assumono rivalutando il reddito dominicale e il reddito agrario, rispettivamente, dell’80 per cento e del 70 per cento. Nell’importo devono essere considerati i redditi relativi agli immobili all’estero non locati soggetti alla disciplina dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero di cui al comma 15 dell’articolo 19 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non indicati nel reddito complessivo ai fini Irpef, assumendo la base imponibile determinata ai sensi dell’articolo 70, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
  • il reddito figurativo delle attività finanziarie, determinato applicando al patrimonio mobiliare complessivo del nucleo familiare, individuato secondo quanto indicato per il calcolo dell’ISP con la sola esclusione dei depositi e conti correnti bancari e postali, il tasso di rendimento medio annuo dei titoli decennali del Tesoro ovvero, ove inferiore, il tasso di interesse legale vigente al 1° gennaio maggiorato di un punto percentuale;
  • il reddito lordo dichiarato ai fini fiscali nel paese di residenza da parte degli appartenenti al nucleo, iscritti nelle anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero (AIRE), convertito in euro al cambio vigente al 31 dicembre dell’anno di riferimento del reddito.

Esempi:

1) il reddito di un nucleo familiare composto da 3 componenti (marito, moglie e un figlio minorenne, abitazione non locata) non deve superare la soglia di euro 6000 x 1,6, ossia euro 9.600,00;

2) un nucleo familiare composto da 4 componenti (marito, moglie e 2 figli minorenni, abitazione non locata) non deve superare la soglia di euro 6000 x 1,8, ossia euro 10.800,00;

3) un nucleo familiare composto da 4 componenti (marito, moglie, 1 figlio minorenne e 1 figlio maggiorenne, abitazione locata) non deve superare la soglia di euro 6000 x 2,0, ossia euro 12.000,00;

4) un nucleo familiare composto da 4 componenti (marito, moglie e 2 figli maggiorenni, abitazione locata) non deve superare la soglia di euro 6000 x 2,1, ossia euro 12.600,00.